Treviso Bresciano

Il nome del paese pare abbia etimologia dal latino “tre villaggi”. Tra i primi documenti storici rinvenuti si parla dell’esistenza di tre villaggi: Vico (Vicus) la sua denominazione antica era “Cazzi di sopra”; Trebbio (Traes Viae) il cui nome antico era “Cazzi di sotto” e Facchetti, chiamata così perché abitata da nuclei familiari con il medesimo cognome.

L’appellativo antico del paese era "Caeys", termine longobardo che significava bosco.
 
Negli scritti più antichi viene indicato con più nomi "Caci" o "Cazzi" dal latino "Cassizio", "Cuzzi" o "Cazzarium"; solo Il 24 maggio del 1532 venne deliberato il nuovo nome dal paese: Treviso Bresciano.
 
L’elemento predominante di questo territorio è l’estensione dei boschi. Addirittura per alcuni secoli queste terre furono di proprietà di alcuni vassalli di re longobardi.
 
Facente parte del pago romano prima e della Pieve di Idro poi, nell’ XI secolo, probabilmente quando sorsero gli abitati di Vico e Trebbio, si costituì in parrocchia autonoma.
 
Nel 1396 Treviso faceva parte della Riviera di Salò, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia passò alla quadra Montagna della Riviera di Salò.
 
Il passaggio dei Lanzichenecchi, guidati da Giorgio Frundesberg, lasciò danni e distruzione.
 
Nel XVIII Treviso fu incluso nel Dipartimento del Benaco, ma fu invaso dalle truppe austro – russe. L’ordinamento politico amministrativo austriaco nel Lombardo - Veneto divise la valle in due distretti, Treviso fu annesso a Vestone.
 
Durante la prima guerra Mondiale lo spostamento dei confini d’Italia alla Valle del Caffaro e alla Valvestino, resero il territorio di Treviso una delle zone militari di prima linea, il forte di Valledrane venne attrezzato per contrastare il vicino fronte austriaco. Il Forte era persino dotato di batterie di artiglieria. Fortunatamente non entrò in azione e dopo la guerra conobbe un periodo di decadenza.
 
Nel 1925 venne aperta la Colonia estiva "Benito Mussolini", nata per curare i bambini gracili tramite l'elioterapia, e vista la notevole utilità la colonia divenne semipermanente. Da qui il progetto del Sanatorio Infantile; il Sanatorio di Valledrane, fu un’ importante centro lombardo per la cura della malattia polmonare. L’opera fu inaugurata il 28 ottobre 1928. L’attività è proseguita fino al 1978, quando il Sanatorio venne chiuso definitivamente. Negli ultimi anni la struttura è stata restaurata e abbellita, viene riaperta per i ragazzi nei mesi estivi.
 
Inoltre la zona di Valledrane fu teatro, presso il forte, di molti scontri fra partigiani della Brigata Perlasca e militi fascisti che presidiavano la zona.
 
Il paese nel passato è sempre vissuto sul lavoro del campi , sull’ allevamento del bestiame, sui prodotti del bosco e sulla lavorazione del legname sia per da ardere che d’ opera. Il paese contadino ha conosciuto anche l’emigrazione, prima in America e poi verso il nord Europa.
 
Oggi i coltivatori sono pochi, prevale il lavoro in laboratori artigianali e nelle fabbriche.
 
Negli ultimi decenni sono sorte alcune imprese artigianali, che offrono lavoro e occupazione. Inoltre albergatori e commercianti contribuiscono al benessere della popolazione.